LA STANZA DEI PENSIERI

Le emozioni, per natura impalpabili, vengono rese concrete, vestendo panni umani capaci di dialogare con la protagonista e con chi legge.
Emerge la conflittualità dell’animo umano, uno scorrere irreprimibile di pensieri  attraverso lo specchio di una stanza.
A metà tra la narrazione e la forma epistolare, la lettura viene mediata e i suoi piani sono rivoltati: prima si entra nel pensiero di chi scrive, che accompagna il lettore verso una riflessione introspettiva, solo dopo emerge la storia.

Autore: Giulia Porena
Collana: Granelli di Luce
Pagine: 66 p., Brossura 
Lingua: italiano
Anno: ©2019 PandiLettere Edizioni
ISBN: 978-88-943706-4-5
Prezzo di copertina: € 10,00


La stanza dei pensieri, di Giulia Porena, Editrice PandiLettere. Una giovanissima scrittrice, diciassettenne, con un impianto filosofico e psicologico, quindi introspettivo, sulle proprie emozioni, con le quali dialoga, come in un epistolario, chiedendo loro risposte, scritte, a volte addirittura loro autodifese.
L’aspetto interessante è che esse, da impalpabili, a volte prendono non solo forma ma addirittura volto e corpo, con un forte espressivismo che ricorda certi racconti di Puskin.
Pochi gli elementi fisici: la sua stanza; un orologio che scandisce il Tempo; uno specchio riflette delle immagini, simbolo della propria coscienza; una penna e un calamaio della scrittura; un foglio le lettere che vengono scambiate con i sentimenti.
Corollariamente, la finestra, il sole, il buio, la candela, il vaso che si rompe, l’acqua che si versa, il vetro che s’infrange, così lo specchio.
Attraverso l’introspezione interiore passa a descrivere la Felicità, e il suo opposto, il suo complemento, la Tristezza, poi la Rabbia, con tutte le sue conseguenze, infine la Paura. Considerato che tutto ciò sia relativo ma non assoluto, si pone alla ricerca di quest’ultimo aspetto, e ritiene che esso possa essere soltanto l’Amore, per dare un senso alla vita. Ma la penna balla nella mano e la ferisce, come un bisturi.
Perciò, con padronanza linguistica, ci fa percorrere queste pagine con il coraggio dei contrasti, non con la sdolcinatura verbale dei sentimenti e delle emozioni.
Molti gli aforismi, ne spigoliamo solo alcuni: «Ma non sono forse, realtà e fantasia, la stessa cosa? In fondo ognuno interpreta il mondo come può»; «Far iniziare e finire le nostre vite come gocce di pioggia, brevi, semplici… nel dettaglio tutte diverse», di sapore leopardiano; la Felicità viene personificata «Sbattuta in un angolo… curva su se stessa»; la Tristezza «non sceglie le persone basandosi sul cuore, come fa la Felicità, le sceglie basandosi sull’anima di chi ha di fronte», «nell’universo della vita vesti di un’eleganza melanconica, mentre avvolgi i ricordi con il tuo sguardo nostalgico», entrambe si scindono «in due esistenze presenti una nell’anima e l’altra nel corpo», assumendo un tono alla Calvino; passiamo alla Paura, «È che io non esisto, siete voi che lo credete, per giustificare il vostro limite nel comprendere cose troppo più grandi di voi», quindi in un afflato pirandelliano.
Verrebbe da fare un raffronto con i germi della Coscienza di Zeno, ma questo è tutt’altro, là il bilancio di un’intera vita, qui la sintesi di intense emozioni adolescenziali.
Per trovare qualcosa di affine, anche se non uguale, dobbiamo risalire a Xavier de Maistre, Voyage autour de ma chambre, ovvero Viaggio intorno alla mia camera, allorché questo nobile ufficiale ventisettenne dell’esercito sabaudo, costretto per 42 giorni agli arresti domiciliari a Torino per un duello non autorizzato, ha svolto un dialogo tra sé, l’anima, e la bestia, in senso platonico, ossia il corpo, in graziosi battibecchi, in cui ha descritto i mobili, i soprammobili, i quadri e tutto il resto, compresa una rosa secca rinvenuta in un cassetto, dimenticata da una dama intenta a specchiare la propria malinconia per l’amato scomparso. Opera filosofico-psicologica in cui Saint-Beuve ha ravvisato autoironia, condita con punte di garbata mestizia.
Poi, de Maistre ha scritto anche L’expédition nocturne autour de ma chambre, ossia La spedizione notturna intorno alla mia camera, questa volta all’esterno, nella cui traduzione si è cimentata Paolina Leopardi.
Maurice Rheims, nel 2000, ha clonato l’idea, scrivendo Nuoveau voyage autour de ma chambre, un suo viaggio, in una camera con un arredamento diverso, un canapé cinese, un Canaletto, un Picasso.
Giulia Porena, in maniera avanguardistica e originalissima, invece discute ex novo, nelle sue pagine, con altrettanto garbo, ma a volte con travolgente disperazione, sulla vita e sulla morte, sulle persone care scomparse, sulle sue sofferenze, dalle quali saggiamente quanto inconsapevolmente germoglia quell’Amore vero, profondo, frutto dei suoi ricordi.
— Carlo Piola Caselli
Lara Di Carlo