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l’Arca di poesie, in cui l’autrice ha messo in salvo una bambina, una ragazza e una donna; e in sé racchiude più di 25 anni di vita: di creature amate vive e scomparse; di spiriti che l’accompagnano; di passioni devastanti; di paure; di folgorazioni e squarci; di ringraziamenti; di visioni; di urla materne; di guerre all’ingiustizia; del suo difficile rapporto con la sua femminilità; della sua Italia e delle terre che l’hanno cambiata per sempre; di consapevolezza; di amiche smarrite e di sapori e odori che vorrebbe percepissimo anche noi.
Ancora una volta Antonella Pagano, con SULTANCECE, rende omaggio alla speciale architettura culturale, concettualmente e lessicalmente tutta sua, che ha chiamato: La Poesia dei Territori fisici e dell’anima che, dichiara, di coltivare da sempre alacremente.
Sensazioni diverse in sport diversi. Oceani di colori e movimenti disparati. Incroci di menti e di fatiche. Sofferenze oltre ogni limite per vincere ma già competere è fatica…
Raccolta di cento poesie sul filo dei tormenti e delle piccole grandi gioie del poeta, tra la ricerca del senso dell’amore (spiegato con l’immaginazione del corpo bramato della donna) e l’eterna disillusione dei giorni scontenti, vinti dalla prepotente vittoria della solitudine, a suo modo rassicurante.
Cerchiamo davvero l’amore o noi stessi nell’altro? L’amore sfinisce perché c’è un sopruso, perché ristagna la noia, o perché si cresce e ci si allontana?
Il Diario, o l’Almanacco, è una struggente storia d’amore. Dolce, prepotente, meschina, triste. Ordinaria nelle sfumature ma possente nei risvolti. Chi ha cuore pianga e chi non ne ha derida pure. Nulla cambierà e nessuna virgola del destino muterà collocazione.
Una silloge dedicata alla sofferenza dei malati di cancro, perché la condivisione del dolore è un sostegno in più a chi non crede ci sia un altro domani.